So che non molti hanno apprezzato il suo primo romanzo autobiografico, non ora almeno, contrariamente in quegl'anni che lo portò a fama internazionale. Bukowski ci introduce per la prima volta il suo alter ego: Henry Chinaski. Ritroviamo gli ambienti e le caratteristiche che lo hanno reso celebre come le corse dei cavalli; i bar; le donne e il tanfo di alcol e povertà, ma in un ambiente che lo stesso autore conosce bene avendoci lavorato lui stesso per più di dieci anni, le poste.
Uno dei motivi per il quale amo questo autore, è sempre stato il modo in cui scrive. Come se ti stesse parlando e ho ritrovato questà particolarità anche qui. Non leggevo, non stavo sfogliando delle pagine, ero seduta ad un bar e Bukowski mi stava raccontando stralci della sua vita prima di diventare uno scrittore di successo. Potevo quasi sentire odore di whisky.
"Cominciò per errore", incipit del romanzo. Un errore, che lo ha portato a lavorare lì per gran parte della sua vita, anche se a lui di lavorare in quel posto non gliene fregava niente. Lo odiava, ragion per cui si è licenziato un paio di volte. Odio e disprezzo che non ha mai nascosto, nemmeno ai suoi superiori. Non c'è una trama vera e propria, ma attraverso il suo alter ego si racconta, tra fantasia e realtà.
Se stai cercando una lettura leggera cambia romanzo, ma se cerchi qualcosa scritta in maniera sublime, se cerchi qualcosa di schietto, crudo e violento allora sei nel posto giusto. Perché Bukowski è questo, potrà non essere amato e capito da molti, ma è sicuramente amato da me. E mi basta.
E voi? L'avete letto?
Valentina
