Il libro è formato da note che nel '69 lo stesso autore fece pubblicare in una rivista settimanale riscuotendo abbastanza successo. Come lui stesso afferma la "selezione di quattordici mesi di lavoro", è una raccolta di mini racconti incentrate sulle sue passioni, citate prima, e non solo. Aneddoti ed esperienze di vita, lavori che terminavano immancabilmente in licenziamenti, ubriacature, sesso, litigi e incontri con scrittori e poeti dei suoi tempi.
"Quando tornai a casa con la mia bottiglia (...) brindai al sesso e alla follia. Poi me ne versai un altro, andai a letto tutto solo e lasciai che il mondo mi passasse accanto" Bukowski ancora una volta ci presenta la verità nuda e cruda, sicuramente può non piacere a tutti, ma lo fa con maestria e questo è innegabile. Racconta di una vita fatta di stenti, vissuta ai margini della società, una vita dove la povertà, l'emarginazione e il desiderio di morte la faceva da padrone; quando "C'era solo il sole a farti sentir bene ma bisogna prendere quel che capita".
"Affermi di avere spesso la sensazione d'esser pazzo. Cosa fai quando hai questa sensazione? -Scrivo poesie" Perché, alla fine, quando il tuo unico e fedele amico rimane l'alcol, non ti resta che trovare un buon motivo per svegliarti ancora una volta e Buk, per nostra fortuna, ce l'aveva.
E voi? Che ne pensate?
Valentina
