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venerdì 18 febbraio 2022

Charles Bukowski: Post office


"Magari scrivo un romanzo, pensai. E lo scrissi".
La fa facile Buk, a sentire lui sembra che chiunque possa sedersi e scrivere un libro. Di certo lui di sti problemi non ne ha mai avuti. Sarà che sono di parte, dato che è il mio scrittore preferito, ma io ancora una volta l'ho divorato.

So che non molti hanno apprezzato il suo primo romanzo autobiografico, non ora almeno, contrariamente in quegl'anni che lo portò a fama internazionale. Bukowski ci introduce per la prima volta il suo alter ego: Henry Chinaski. Ritroviamo gli ambienti e le caratteristiche che lo hanno reso celebre come le corse dei cavalli; i bar; le donne e il tanfo di alcol e povertà, ma in un ambiente che lo stesso autore conosce bene avendoci lavorato lui stesso per più di dieci anni, le poste. 

Uno dei motivi per il quale amo questo autore, è sempre stato il modo in cui scrive. Come se ti stesse parlando e ho ritrovato questà particolarità anche qui. Non leggevo, non stavo sfogliando delle pagine, ero seduta ad un bar e Bukowski mi stava raccontando stralci della sua vita prima di diventare uno scrittore di successo. Potevo quasi sentire odore di whisky. 

"Cominciò per errore", incipit del romanzo. Un errore, che lo ha portato a lavorare lì per gran parte della sua vita, anche se a lui di lavorare in quel posto non gliene fregava niente. Lo odiava, ragion per cui si è licenziato un paio di volte. Odio e disprezzo che non ha mai nascosto, nemmeno ai suoi superiori. Non c'è una trama vera e propria, ma attraverso il suo alter ego si racconta, tra fantasia e realtà.

Se stai cercando una lettura leggera cambia romanzo, ma se cerchi qualcosa scritta in maniera sublime, se cerchi qualcosa di schietto, crudo e violento allora sei nel posto giusto. Perché Bukowski è questo, potrà non essere amato e capito da molti, ma è sicuramente amato da me. E mi basta.

E voi? L'avete letto?

Valentina

domenica 25 aprile 2021

Charles Bukowski: E così vorresti fare lo scrittore


"(...)quando sarà veramente il momento, e se sei predestinato, si farà da sé e continuerà finché tu non morirai o morirà in te. Non c'è altro modo. E non c'è mai stato." Così termina la prima poesia di questa raccolta, quella che dà senso al titolo del libro.

Bukowski vuole fare chiarezza, urla, con tutto il fiato che quella dannata macchina da scrivere gli ha dato, che scrivere non è roba per tutti. Se non ti viene da dentro, se devi sforzarti, se devi metterti seduto e costringerti, allora non farlo. Non fa per te, perché se così non fosse non dovresti fare sforzi. Se è destino che tu debba diventare uno scrittore, un giorno, quando meno te lo aspetti, quando sarà il tuo momento, lo diventerai. 

Leggendo questo libro, verrebbe da pensare che non sia opera sua. Completamente differente dal suo solito registro, con quest'opera ci offre un altro lato del suo essere. Sicuramente i tratti che lo contraddistinguono non mancano, ma tira fuori tante emozioni che per hanni ha nascosto dietro scenari che lo hanno reso famoso.

Molteplici sono i ricordi di vita, debolezze, ironici dilemmi esistenziali e racconti di infanzia rubata "(...) la cinghia colpì di nuovo e allora capii perché avrei voluto volare... volare attraverso i muri, volare direttamente fuori dalla finestra, in qualsiasi posto pur di non essere lì". Sicuramente un registro diverso da quello a cui siamo abituati, ma non per questo meno caratteristico ed emozionante.

Ancora una volta Bukowski ci tira e ci coinvolge nel suo mondo fatto di sarcasmo e cinismo, e lo fa con la consapevolezza di essere il migliore. "Pochissimi scrittori sanno come finire una poesia come questa, ma io sì."

Voi che ne pensate?

Valentina

sabato 20 marzo 2021

Charles Bukowski: Taccuino di un vecchio porco



"La desolazione e il terrore, l'angoscia e il fallimento, le corse coi sacchi e le corse dei cavalli, tutta la nostra vita con le sue cadute e le sue ascese, facendo finta che tutto va bene, con le sue ghignate e i suoi singhiozzi"
Se mi dovessero chiedere di descrivere Bukowski in poche parole, citerei queste. Tratte da uno dei suoi libri più celebri, descrivono esattamente la sua essenza. Lui era questo, un uomo che denunciava la desolazione della vita e un'America povera e denigrata, a modo suo: ridendoci sopra. Era un amante delle corse dei cavalli, delle donne e dell'alcol. E in questo capolovoro c'è tutto ciò. 

Il libro è formato da note che nel '69 lo stesso autore fece pubblicare in una rivista settimanale riscuotendo abbastanza successo. Come lui stesso afferma la "selezione di quattordici mesi di lavoro", è una raccolta di mini racconti incentrate sulle sue passioni, citate prima, e non solo. Aneddoti ed esperienze di vita, lavori che terminavano immancabilmente in licenziamenti, ubriacature, sesso, litigi e incontri con scrittori e poeti dei suoi tempi.

"Quando tornai a casa con la mia bottiglia (...) brindai al sesso e alla follia. Poi me ne versai un altro, andai a letto tutto solo e lasciai che il mondo mi passasse accanto" Bukowski ancora una volta ci presenta la verità nuda e cruda, sicuramente può non piacere a tutti, ma lo fa con maestria e questo è innegabile. Racconta di una vita fatta di stenti, vissuta ai margini della società, una vita dove la povertà, l'emarginazione e il desiderio di morte la faceva da padrone; quando "C'era solo il sole a farti sentir bene ma bisogna prendere quel che capita".

"Affermi di avere spesso la sensazione d'esser pazzo. Cosa fai quando hai questa sensazione? -Scrivo poesie" Perché, alla fine, quando il tuo unico e fedele amico rimane l'alcol, non ti resta che trovare un buon motivo per svegliarti ancora una volta e Buk, per nostra fortuna, ce l'aveva. 

E voi? Che ne pensate?

Valentina

mercoledì 24 febbraio 2021

Charles Bukowski: Shakespeare non l'ha mai fatto

 


"Come fa un tizio al quale non interessa quasi niente a scrivere quasi su tutto? Be', io lo faccio" e ancora una volta il mio amato buon vecchio Buk ha avuto ragione. 

Shakespeare non l'ha mai fatto è il suo resoconto del viaggio avvenuto in Europa con Linda Lee, la sua compagna. Ritroviamo un Bukowski assonnato, sbronzo, annoiato e scorbutico anche con i suoi stessi fan, che nonostante i suoi atteggiamenti poco nella norma, continuano ad apprezzarlo e ad ammirarne i sui scritti. Un diario che offre stralci di vita, aneddoti e continue riflessioni sulla morte e sull'esistenza. 

"Dovevo tenere a breve un reading ad Amburgo. Come sempre non mi piacevano i reading di poesia; mi ubriacavo e litigavo con il pubblico.(...) Tutti i poeti che ho conosciuto, e ne ho conosciuti fin troppi, amavano tenere reading. Mi sono sempre considerato il tipo solitario, l'emarginato." Tra reading, interviste e presentazioni televisive il viaggio va avanti, ma Buk non vuole fare altro che tornarsene a Los Angeles dalla sua macchina da scrivere. Bukowski era questo: crudo, volgare e schietto ed è sempre stata qui la sua grandezza, nel dire semplicemente quello che pensava senza se e senza ma. 

Ho apprezzato particolarmente questa edizione della Feltrinelli. Le illustrazioni all'interno mi hanno coinvolta totalmente, quasi fossi realmente stata in viaggio con loro. 

"Eravamo di nuovo in America e il tassametro ticchettava metodicamente e tutto quello che dovevo fare era scriverlo ancora una volta" grazie ancora per averlo fatto Hank.

E voi? Cosa ne pensate?

Valentina 

Paulo Coelho: Il Diavolo e la Signorina Prym

"Si deve manifestare il Male, perché comprendano il valore del Bene."  Bene o Male. Quale dei due vincerà, chi il più forte? L...