mercoledì 10 marzo 2021

José Saramago: Le intermittenze della morte

 


"Il giorno seguente non morì nessuno" Così inizia questo piccolo romanzo. 

In un paese dal nome sconosciuto, la morte decide di smettere di lavorare, perciò dal 31 dicembre, scoccata la mezzanotte, non morirà più nessuno. Bellissimo direte voi, ed è quello che pensavano anche i cittadini di questo paese, ma purtoppo non tutto ciò che luccica è oro. In molti, difatti, perderanno il lavoro come le pompe funebri e le compagnie d'assicurazione; nelle case di cura ci sarà un sovraffollamento di gente che continua ad invecchiare, ma non a morire; negli ospedali ci saranno persone in codizioni disastrose; persino le comunità religiose sono preoccupate, perchè in assenza di morte, non c'è resurrezione e se non c'è lei non può esserci il messaggio di salvezza dell'anima. Tutto questo trambusto farà nascere la "maphia", che con vari inganni riuscirà a guadagnare anche da una situazione assurda come questa. 

Sette mesi dopo, la morte torna al lavoro, ma con una piccola differenza. Tutti coloro che moriranno, riceveranno una lettera viola d'avviso, tutti tranne uno. Un violoncellista, al quale la morte consegnerà la lettera tre volte senza successo, perchè immancabilmente farà ritorno al mittente. Così la morte, in veste di donna, deciderà di andare a bussare alla sua porta per consegnargliela di persona.

Detto ciò, la trama è davvero interessante, perchè fa si che il lettore si interroghi su un tema considerato, il più delle volte, da tutt'altro punto di vista, il problema è stato lo svolgimento. La punteggiatura è quasi assente, le segnalazioni dei dialoghi inesistenti se non per la maiuscola ad inizio parola, non ci sono spazi tra un concetto e un altro e tanto altro ancora. L'ho trovato confusionario e dispersivo. L'autore stesso ci si presenta in varie occasioni giustificandosi per alcune scelte riguardo al cosa raccontare e cosa omettere. "Il fatto che abbiamo appena riferito è del tutto irrilevante per lo svolgimento della laboriosa storia fin qui narrata e non ne parleremo più, ma non abbiamo voluto, comunque, lasciarlo nel buio pesto".

Ciò che mi ha, per fortuna, spinta a finire di leggerlo è stata, come accennato prima, l'interessante trama. Dico per fortuna, in quanto ho amato il finale della storia. Inaspettato e bizzarro, ma del resto con una storia del genere, non poteva che essere altrimenti.

E voi? Che ne pensate? L'avete letto?

Valentina

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